Quella che oggi è l’immigrazione

(di El Hossi Maati –  Grassano il 16/05/17)

Quella che oggi è l’immigrazione e che alcuni chiamano invasione, è un fenomeno che non può e non deve essere ignorato. È un fenomeno dalle dimensioni gigantesche che si pone all’Italia come sfida a cui  non ci si può sottrarre. Oggi gli stranieri in Italia rappresentano circa il 4,6% del PIL, senza di loro l’economia Italiana sarebbe in serie difficoltà. Se non ci fossero loro a contribuire lo stato sociale crollerebbe. Sarebbe sbagliato vedere questo fenomeno come un problema unicamente economico o di ordine pubblico, ma da considerarsi l’effetto della cosiddetta globalizzazione collegata ai cambiamenti economici e culturali che rendono sempre più instabili i paesi poveri. Da un punto di vista culturale è necessario quindi un passo in avanti andando oltre alcuni concetti come: immigrazione uguale criminalità. A mio modesto parere si deve affermare, o per lo meno cercare di far capire, alle persone che l’immigrato è una persona con la propria cultura, religione, rapporti affettivi e esigenze. È indispensabile che ognuno noi non faccia finita di vedere l’immigrato come un soggetto estraneo che non ha niente a che fare con la nostra società, in quanto diverso per colore e religione. L’immigrato deve essere guardato con occhi diversi, come persona, cittadino che è tenuto a rispettare le nostre leggi e la nostra cultura in cambio di diritti e rispetto. Questo   cambiamento   o   questa   nuova   specie   di   globalizzazione   deve   essere accompagnato dalla convinzione che i rapporti e le politiche sociali devono essere finalizzate all’integrazione. Integrazione   intesa   non   solo   come   un’assimilazione   degli   immigrati   alla   nostra cultura, alle nostre tradizioni e al nostro modo di vivere ma al contrario deve essere basata sul rispetto reciproco delle diverse culture in uno scambio che deve contribuire a redimere i conflitti sociali, a capire che dobbiamo e possiamo crescere insieme condividendo valori e una visione di un mondo unito e comune. Rispetto dei popoli vuole dire conoscersi reciprocamente, conoscere da che realtà arrivino scoprendo che possono anch’essi contribuire alla crescita del nostro Paese. Non   solo   dovremmo   conoscere   le   loro   storie   per   capire   anche   quali   sono   le motivazioni   che   gli   hanno   spinti   a   venire   qui   da   noi.   Questo   è   possibile   solo attraverso l’ascolto diretto, la loro conoscenza e le loro testimonianze come in questo libro. È questo ciò che ci manca.
Noi li conosciamo solo attraverso la TV, i giornali ed è in quest’ottica che abbiamo, malgrado tutto, imparato a conoscerli giudicandoli attraverso le parole di altri. Se noi li conoscessimo da vicino scopriremmo che dietro l’immagine costruita su di loro, c’è un individuo legato alla propria terra e alla propria cultura che non avrebbe mai e poi mai voluto abbandonare. Mentre l’Europa continua a litigare su numeri e cifre, il flusso migratorio dalle coste Libiche   è   aumentato   vertiginosamente.   Le   coscienze   dei   potenti   non   sono   state smosse nemmeno dalla più grande delle tragedie avvenuta nel mediterraneo costata la vita a 850 persone. Le   nuove   rotte   dell’immigrazione   oggi   partono   dalla   Turchia.   La   macchina dell’accoglienza è sotto pressione stenta a reperire posti, tanto che si chiede ai privati. Solo nella giornate trascorse sono stati tratti in salvo più di 8mila emigrati. Le autorità giudiziarie continuano  l’estenuante  lavoro di convalida di fermi e di arresti di scafisti o presunti tali, senza ottenere nulla. Nel 2014 sono sbarcati 17.010, e nel 2015 circa 15.384. Molti di questi fuggono al controllo delle autorità per poi diventare dei veri e propri fantasmi, a disposizione della criminalità organizzata e non. L’impatto degli sbarchi sul sistema di accoglienza italiano resta considerevole dal 1 gennaio   al   31  dicembre   2016  risultano   sbarcati  18.143  migranti.  Le   nazionalità dichiarate al momento dello sbarco nel 2016 sono: Nigeria 37.551, Eritrea 20.718,Guinea   13.342,   Costa   d’Avorio   12.396,   Gambia   11.929,   Senegal   10.327,   Mali 10.010, Sudan 9.327, Bangladesh 8.131 ,Somalia 7.281. Altre per le quali   sono ancora in corso le attività di identificazione. I porti maggiormente interessati dagli sbarchi dal 1 gennaio al 31 dicembre 2016 sono:  Augusta,   Pozzallo,   Catania,   Messina,   Palermo,   Trapani,   Reggio   Calabria, Lampedusa, Cagliari, Crotone, Palermo, Taranto, Vibo Valentia, Salerno, Brindisi, Corigliano Calabro, e in fine Porto Empedocle. Durante gli sbarchi vi è una presenza massiccia dei minori non accompagnati, erano:13026 (2014), 12360 (2015),   25846 (2016). In particolare il 78% dei migranti è ospitato in strutture di  accoglienza temporanee, il 13,5  % nei centri del sistema SPRAR e il restante 8% negli hotspot e centri di prima accoglienza nelle regioni di sbarco. Continua seppur a rilento il meccanismo di ricollocamento dei richiedenti asilo in altri Paesi membri. La situazione al 31 dicembre 2016 indica che complessivamente le richieste di asilo avanzate nel nostro sono 100.228, di cui: 44.608 (57%) non riconosciuto alcuno status, 15.462 (20%), protezione umanitaria, 10.771 (14%) status di protezione sussidiaria, 4.027 (5%) status di rifugiato, 143 (0%), altro esito. È già molto significativo anche il numero dei morti e dispersi nel Mediterraneo, nel 2015 i morti erano 3.771. Nel 2016 sono morti cinque mila migranti nel tentativo di attraversare   il   Mediterraneo,   per   raggiungere   l’Europeo.  Circa   14   persone   ogni giorno, soprattutto sulla più pericolosa rotta del Mediterraneo Centrale dal  Nord Africa, Libia in particolare (fonte Ministero dell’Interni). Secondo i dati forniti da “UNHCR” sono sbarcati tra il 1 gennaio e il 30 aprile 2017 circa  37.142 persone.  Un dato  significativamente superiore  a  quello dello  stesso periodo del 2016, quando arrivarono 27.933 persone (+33%). Ad aprile 2017 sono arrivati via mare in Italia 12.901 migranti, il 41% in più dello scorso anno, anche se significativamente meno rispetto ad aprile 2015 e 2014, quando arrivarono più di 15mila persone. Il   2017   sta   facendo   registrare   novità   molto   significative   rispetto   ai paesi   di provenienza (dati aggiornati al 31 marzo 2017): i più rappresentati sono: Bangladesh(14,6%), Nigeria (14,1%), Guinea (10,3%), Gambia (9,5%), Costa d’Avorio (8,4%), Marocco (7,3%),  Senegal  (6,7%). Rispetto  al 2016, si  registrano pochi eritrei,  e appaiono nazionalità meno presenti nei mesi scorsi, come Marocco e soprattutto Bangladesh. Il caso dei bengalesi, Pakistani, Marocchini è molto interessante per capire cosa sta succedendo in Libia. Si tratta di migranti che hanno lasciato il proprio paese trovare lavoro. Ad arrivare in Italia sono soprattutto uomini (il 73%), con una considerevole fetta di minori non accompagnati (il 13,5% degli arrivi). La gran parte degli sbarchi avviene in Sicilia (il 78%) ma ci sono arrivi via mare anche in Calabria (14%, in aumento) e Sardegna (5%). Il tema   migrazioni   è   in   cima   all’agenda   politica   e   all’attenzione   dell’opinione pubblica   europea   da   molti   anni.   Moltissime   sono   le   questioni   poste, proposte, affrontate, risolte, fallite in questo tempo. La questione principale è che l’Europa non ha trovato nessun tipo di accordo in tutti questi anni, a causa di posizioni inconciliabili tra i suoi stati membri, tra chi fa la prima accoglienza (Italia e Grecia), chi accoglie già numeri importanti di migranti e rifugiati  (Austria, Svezia),  chi  aveva spalancato  le porte ma  poi  ci  ha  ripensato (Germania), chi non ne vuole sentir parlare (Ungheria) e chi nell’Europa non ci sta più (Regno Unito).
L’unico accordo che l’Europa è riuscita strappare dopo aver elargito denaro è stato quello con la Turchia, poiché   gli accordi   fatti sembrano non  avere  successo  fin dall’inizio per gli inerti ostacoli che gli altri paesi pongono. La Regione Basilicata nell’ambito delle proprie competenze e in conformità a quanto stabilito dalla Costituzione italiana e dalle Convenzioni internazionali, concorre a garantire il rispetto dei diritti dei cittadini stranieri migranti e dei rifugiati presenti sul territorio   regionale,   promuovendo   interventi   per   l’accoglienza,   la   tutela   e l’integrazione. Gli  immigrati   presenti   nel   2016   nel   nostro   territorio  (fonte: tuttitalia.it)   sono complessivamente 19.442 su una popolazione di 573.694, con un aumento quasi del 50% negli ultimi 5 anni in una regione forte rischio di spopolamento che la nostra regione.  Nella sola provincia di Potenza risiede il 54% circa di stranieri 10.320, dei quali 1.198 nel solo capoluogo il 2,8%. Nel provincia di Matera invece risiedono 9.122, dei quali 2322 nel città di Matera il 4,5%.  Ad oggi i richiedenti asilo sono circa 2240 richiedenti asilo, di cui 185 minori non accompagnati. In sintesi gli stranieri rappresentano il 13% circa della forza lavoro totale, cioè più di un lavoratore su 10 è straniero. Notizia di qualche giorno fa la Basilicata è pronta ad accogliere altre 1000 immigrati da collocare nei vari centri. Molti   di   loro,   in   modo   particolare   gli   africani,   sono   propensi   all’integrazione a conoscere la nostra lingua a seconda dell’area di provenienza. Sono esseri umani, perla maggior parte in fuga dal nord’Africa per sopravvivere e sottrarsi alla violenza. Per questo motivo è un errore considerare gli immigrati tutti uguali. La nostra volontà deve   essere quella di   conoscere chi sono gli immigrati che ospitiamo in Italia. Dunque, lo sforzo deve essere quello di non usare gli stereotipi e le semplificazioni. La consapevolezza di queste variegate situazioni contribuisce sicuramente a renderci più vicini e consapevoli che più che un problema l’immigrazione deve e può essere una risorsa.