Meriti e bisogni. Se l’università non investe nel futuro

Dando, uno sguardo un po’ più lucido su ciò che è avvenuto negli ultimi anni al sistema universitario, sorgono molti dubbi su quanto l’istruzione e la formazione universitaria possano ancora oggi rappresentare il più importante motore di mobilità sociale. I dubbi sono tali da consentire di affermare che i dati attuali risultano essere molto preoccupanti.

Nell’università italiana con particolare riguardo alle università del sud, si sommano problemi antichi; difficoltà connesse alla durata e alla profondità della crisi economica; politiche di governo che hanno determinato una sensibile contrazione della sua dimensione e effetti fortemente asimmetrici da un punto di vista territoriale.

Vi è motivo di pensare, dunque, che le sorti dell’università meritino non solo analisi più approfondite ma anche un complessivo ripensamento dell’indirizzo di governo seguito negli ultimi anni.

Nell’ultimo periodo, infatti, l’Università, come Istituzione, è stata investita da una serie di crescenti aspettative, in relazione alla capacità di incidere sulle dinamiche di innovazione tanto da essere riconosciuta come Istituzione chiave per lo sviluppo economico delle Regioni e attrice dell’innovazione, non solo per la capacità di generare conoscenza, ma anche per la capacità di diffonderla.

La debolezza del sistema universitario al Sud e le sue potenzialità ancora inespresse, ci conducono inevitabilmente ad una riflessione seria ed approfondita su una nuova questione meridionale legata al futuro.

Le regioni possono fare scelte importanti per alimentare la ricerca scientifica, su tutte, quelle sulla programmazione comunitaria 2014-2020, che vadano nella direzione di rafforzare gli atenei del Sud e i piccoli atenei in particolare, nella consapevolezza, però, di non poter sostituirsi allo Stato e ai tagli sul fondo ordinario che purtroppo ci consegnano atenei di serie A, tutti al Nord, e atenei di serie B concentrati nel Mezzogiorno.

Per l’evidenza dei dati emersi, pare pienamente giustificato e necessario un programma di intervento per il rilancio del sistema universitario del Mezzogiorno con particolare riguardo a quella lucana.

A questo proposito, sarebbe opportuno chiedersi quale sia il modello di università verso cui le regioni potrebbero orientarsi al fine di effettuare una virata positiva e costruttiva.

In particolare per quanto riguarda l’Università degli Sudi della Basilicata si evidenzia che essa necessita di un approfondimento su alcune questioni nevralgiche, quali ad esempio il miglioramento qualitativo dell’offerta formativa sulle sedi di Potenza e di Matera compreso quello quali-quantitativo della didattica, dei servizi e degli interventi in favore degli studenti e a sostegno del diritto allo studio, il consolidamento e sviluppo dei processi di internazionalizzazione e di cooperazione interuniversitaria, il potenziamento della ricerca scientifica, anche di base e l’implementazione delle infrastrutture a sostegno di didattica, ricerca e servizi a favore degli studenti.

In primo luogo, relativamente al tema del DIRITTO ALLO STUDIO, si evidenze che risulta ormai urgente proporre una nuova Legge tenendo anche conto delle iniziative, del contributo e delle proposte delle rappresentanze studentesche, ipotizzando anche la possibilità di incrementare le risorse anche attraverso specifici progetti a valere sui fondi comunitari.
Si potrebbe, ad esempio chiedere, in virtù del comma 2, art. 36 dello “Sblocca Italia”, di partire dalle risorse da escludere, in misura “equivalente”, dal patto di stabilità le risorse necessarie per l’Università e per il diritto allo Studio e insistere affinché la Regione si faccia promotrice di una Carta Studenti 2019 per gli iscritti alla Università della Basilicata che consideri, tra l’altro, una premialità per l’accesso a servizi e prodotti culturali a fronte di tempo dedicato per progetti sociali e attività civica nel territorio regionale.

Sarebbe opportuno, inoltre, promuovere, anche in vista degli appuntamenti del 2019 (Matera capitale della Cultura e Napoli sede delle Universiadi), un coordinamento con le Regioni del Mezzogiorno al fine di elaborare una strategia comune, una cooperazione rafforzata che valorizzi il ruolo delle Università e degli Enti di ricerca, anche in una dimensione euro mediterranea.

Sarebbe, altresì auspicabile attivare subito un confronto aperto con l’Unibas per costruire la migliore compatibilità possibile tra esigenze dell’Ateneo relative ai trasporti volte al miglioramento dei servizi agli studenti, specialmente in relazione alla residenzialità di studenti fuori sede, al potenziamento degli spazi dedicati agli studenti disabili e all’implementazione di politiche di orientamento nell’ambito scolastico, a partire dal territorio regionale, e rafforzare politiche di placement dell’Unibas operando maggiormente con le associazioni di categoria. A queste politiche potrebbe ad esempio concorrere la LAB, oltre che il Comicenter, gestito dal consorzio dell’università della Basilicata “ConUnibas” nato da evidenza pubblica, con specifici progetti nei quali coinvolgere anche il vasto mondo delle professionalità che vivono una condizione di precariato nel rapporto con la Regione Basilicata.