Raccontare una nuova Basilicata culturale è possibile

Concetti come economia culturale, imprese culturali, cultura come volano di sviluppo, smart cities, cultura accessibile, valorizzazione dei territori, patrimoni intangibili, cultura come identità, sono termini ormai consolidati nelle riflessioni su quanto la cultura sia una leva strategica per la crescita dei territori e valore di ricchezza per gli stessi.

Ma sappiamo davvero cosa possa significare, attualmente, per un territorio, promuovere strategie culturali che producano ricadute concrete, anche in termini economici, e un reale impatto e sostenibilità che possa perdurane nel lungo periodo?

Per investire in cultura oggi, è necessario innanzitutto avere una chiara “visione culturale” del proprio territorio e la chiara volontà di investire in cultura. E ancora non è sufficiente, perché occorre aprirsi al confronto con il territorio, avviare azioni di cooperazione ed attuare una concreta programmazione derivante da una progettualità che parta dal basso.

Inoltre, il territorio, inteso come sistema aperto e dinamico, ha la necessità di essere educato a diventare “ricettivo”, ad acquisire quelle “skills”culturali che gli consentano di sopravvivere ai mutamenti e alle innovazioni, anche e soprattutto in materia di cultura.

Solo così, la cultura può essere intesa davvero come leva strategica di sviluppo, e solo così si può realmente assistere a un reale impatto e produca valore e ricchezza per tutta la regione.

Da questa riflessione potrebbe sembrare che ogni patrimonio culturale sia direttamente proporzionale alla crescita dei territori, ma, paradossalmente, i dati ci raccontano che così non è, e che anzi si assiste ad una enorme crisi di consenso. Il settore culturale spesse volte è vittima di indifferenza, disinteresse, e considerato un settore secondario senza rendersi conto che rinunciare alla propria cultura vuol dire cancellare il futuro e la propria identità.

Raccontare una nuova cultura, ridargli dignità, ristabilirla come diritto da garantire, ripensare a nuove politiche strategiche e puntare sulla centralità delle competenze, investire sulla creatività e sull’innovazione, modernizzare la gestione dei beni culturali e avviare politiche fiscali a sostegno dell’attività culturale sono i primi passi che possiamo muovere se vogliamo valorizzare il grandissimo patrimonio culturale locale che sta perdendo di identità.

La perdita di qualità degli ambienti è in molti casi associata alla perdita di identità dei luoghi e del senso di appartenenza della popolazione agli stessi. Sarebbe auspicabile ad esempio, valorizzare e sostenere i parchi letterari lucani e le fondazioni culturali, quali strumenti di promozione di turismo legato strettamente al patrimonio culturale immateriale, attraverso la promozione di manifestazioni finalizzate alla valorizzazione della letteratura orale e scritta, della musica, delle cerimonie, delle tradizioni imprenditoriali, artigianali ed enogastronomiche, se messi in rete, possono portare alla creazione del più grande parco culturale d’Italia.

La rete delle fondazioni e dei parchi letterari in Basilicata ha un ruolo virtuoso e propone una rivoluzione generale dell’esistenza delle singole strutture, spesso sonnacchiose o legate a una serie di manifestazioni interessanti, ma localistiche. Tutto ovviamente si lega al rovesciamento del gioco di approvvigionamento dei fondi di sostegno. Se la rete ha possibilità, attraverso progetti sovra municipali, di accedere a fondi europei e regionali non ci sarà più il bisogno di questuare e di elemosinare e tutti potranno lavorare in assoluta libertà. Ma per fare questo è necessario che, aldilà dell’interesse particolare e municipale, i singoli organismi entrino nell’idea che insieme si vince e che, se Matera è la Basilicata tutta, la Basilicata ha il compito di rispondere alla chiamata e di mostrare quali sono i gioielli di famiglia in questa festa collettiva della cultura, dove resti sovrano il silenzio delle montagne, dei dirupi e delle colline, ma al turista che verrà, a colui che se ne resterà a casa a guardarci dallo schermo di un televisore, appaia lo skyline di una serie di paesi, di centri storici, di castelli, di luoghi, di musei, dove la bellezza è coniugata all’antico, come un patrimonio che l’archeologo porta alla luce dopo millenni di nascondimento.

Sarebbe altresì urgente e necessario ridisegnare le politiche culturali, turistiche e produttive complessivamente nel loro rapporto con l’intero territorio sfruttando il potenziale dell’archeologia lucana e delle comunità interessate da siti o aree archeologiche, si pensi ad esempio a “Scaviamo il futuro”. Lo studio e la conoscenza del proprio patrimonio archeologico e culturale permetterebbe non soltanto di valutare il livello di vulnerabilità attuale, in modo da programmare forme di tutela adeguate, ma anche un’adeguata promozione del territorio. Infatti, le maggiori difficoltà che ostacolano questo tipo di strategia di sviluppo sono legate alla mancata o limitata conoscenza del proprio patrimonio culturale in genere e alla scarsa consapevolezza delle ricadute positive che la valorizzazione di queste risorse può determinare sull’economia locale.

Questi obiettivi rappresenterebbero un’occasione per definire e programmare, anche attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie (tecnologie ICT applicate alla fruizione e tecnologie GIS Cloud per la gestione integrata e la comunicazione del patrimonio culturale), assetti insediativi, beni culturali e paesaggi, pensando all’archeologia come vagone da legare alla locomotiva di Matera Capitale Europea della Cultura per il 2019, che risulta punta di diamante del turismo regionale già per il 2014 con una rilevante crescita (+16,4% di arrivi; +18,5% di presenze).

Tutto ciò sarebbe possibile se si riuscisse ad innanzitutto a coordinare con più efficacia gli strumenti di programmazione, legislativi e gli atti amministrativi conseguenti ai provvedimenti di cui in premessa, ed in particolare alla Legge Regionale 11 agosto 2015, n. 27, in vista di Basilicata – Matera 2019.

Valorizzare il territorio inoltre, sarebbe possibile solo se si riuscisse a dare preferenza nella programmazione e finanziamento degli eventi e delle iniziative di promozione e comunicazione del Patrimonio culturale intangibile, che già hanno dimostrato di poter essere da soli “sostegno” per la nostra regione, assicurando maggiore equilibrio tra comuni nell’assegnazione di risorse per l’organizzazione di eventi e manifestazioni culturali

Occorrerebbe infatti incentivare quelle manifestazioni consolidate nel tempo che assecondano un sistema di rete, così come indicato nelle idee progettuali “Basilicata 2019, scaviamo il futuro” e “Basilicata 2019, parco culturale”, e che hanno a che fare con aspetti riconosciuti dal patrimonio culturale del territorio, o perché garantite da una lunga tradizione o perché si connettono alla tradizione ed alla cultura del territorio.

Sarebbe ancora urgente sostenere, in funzione di Matera 2019, iniziative specifiche per la Città di Potenza partendo anche dal presupposto del riconoscimento nell’elenco delle “Eccellenze artistiche regionali”, di cui all’art.12 della Legge Regionale 12 dicembre 2014, n. 37, del Teatro “Francesco Stabile” di Potenza, da sempre luogo di eccellenza dello spettacolo dal vivo, quale “Teatro Storico Lucano”, nonché quelle relative alla tradizione degli altri teatri attivi nella provincia di Potenza e Matera con stagioni e cartelloni attivi e individuare, in maniera coerente e coordinata, con le disposizioni contenute nella legge regionale 27/2015, Titolo III riguardante gli “Istituti e luoghi della cultura”, strumenti ed investimenti per la valorizzazione e la fruibilità del patrimonio culturale dei parche letterari, delle fondazioni ed enti morali esistenti, prevedendo altresì percorsi sperimentali di accompagnamento e di incentivazione alla istituzione di nuovi parchi letterari e fondazioni.
Tutto ciò dovrebbe avvenire sotto i riflettori di un coordinamento fattivo della proposta di “Programma Regionale triennale – Politiche Culturali – 2016/2018”, elaborata dall’Ufficio sistemi Culturali e Turistici, con le recenti indicazioni della DGR n. 590 del 31 maggio 2016, della DGR n. 591 del 31 maggio 2016, e della DGR n. 625 del 7 giugno 2016, puntando alla valorizzazione e alla promozione dei beni culturali, anche intangibili, presenti sul territorio, sia in termini di messa a sistema degli operatori pubblici e privati, che in termini di strumenti e procedure programmatiche da attivare in ambito culturale.

Infine, si conviene che a partire dalla offerta culturale su cui si focalizza la strategia di sviluppo regionale, soprattutto per l’opportunità offerta da Matera 2019, occorrerebbe definire azioni concrete anche concentrandosi sulle potenzialità derivanti dai collegamenti con le regioni limitrofe, come ad esempio la Puglia. Sarebbe opportuno, infatti che la Regione indirizzi le sue policy verso l’attivazione di un programma tangibile di completamento infrastrutturale che risulta ancora oggi molto carente. Solo in tal modo si assisterebbe realmente ad una crescita esponenziale di quella tanto auspicata “Basilicata Cultrale”.