Per un nuovo Piano Turistico Regionale, fuori dai luoghi comuni. 

Turismo, fuori dai luoghi comuni. 

Per puntarci davvero dobbiamo dire due verità: il turismo non è tutto e non tutti possono fare turismo. È necessario avere idee chiare per concentrare in poche cose le risorse pubbliche. Partiamo dai numeri indicativi e provocatori.
Quanto pesa il turismo nella nostra Regione? Circa il 5% del PIL.
Quanti sono gli addetti? circa 8000, il 4% della forza lavoro.
Quante sono le presenze? Circa 2,3 ml.
In alcuni casi stime approssimative ma indicative. L’aumento del 10% delle presenze (+230 mila) produrrebbe un aumento di un punto del PIL nel settore turistico e circa 2000 addetti in più (non significa posti di lavoro a tempo indeterminato!).

Per un nuovo Piano Turistico Regionale

Di Matera e del 2019 si parla tanto ed anche su RiScatto abbiamo avuto modo di approfondirne alcuni aspetti, non perdendo mai di vista che la nostra Città dei Sassi sarà Capitale Europea della “Cultura” e che il turismo su cui principalmente incide è appunto quello culturale. Ma ci sono altri turismi, altre nicchie importanti per il prodotto interno lordo turistico lucano, per la fiducia che la comunità di Basilicata ripone in questo settore dell’economia, considerato che si tratta sostanzialmente dell’unico comparto economico in costante crescita da anni.

Partiamo da qui per avviare una discussione che tenga sicuramente conto della vetrina che Matera sta rappresentando per l’intero turismo lucano e che induca a riflettere su punti di forza e di debolezza di un’offerta complessiva che, nel suo insieme, può favorire la percezione del “brand Basilicata”, tenendo anche presente che nel turismo moderno è sempre più complicato posizionare un brand regionale come avvenuto per Puglia, Trentino o altre regioni meno giovani dal punto di vista del marketing e del protagonismo del mercato.    

E qui c’è il primo tema: ogni destinazione turisticamente matura funziona se il mercato privato è locomotore di iniziative ed il pubblico svolge da facilitatore e sostegno. Dunque non più forme di iniziativa privata “indotta” e costruita/sollecitata dal pubblico ma il contrario, cioè azioni di co-marketing in cui il privato investa e il pubblico sostenga senza ingerenze. Oggi spesso camuffiamo azioni top-down come provenienti dal basso, basando questa sedicente buona pratica solo sulla concertazione o sulla condivisione con qualche rappresentanza di categoria. Considerato che l’ultimo piano turistico risale al 2008 (e nel frattempo in Basilicata è cambiato tutto) non solo si avverte l’esigenza di ripensare le linee guida e la visione ma anche di farlo in maniera strutturata, in visto di un 2019 ormai lontano solo 18 mesi e con la consapevolezza che un piano non si implementa in così poco tempo. Sappiamo della designazione di Matera già da ottobre 2014!

Ci si è affidati, prevalentemente a forme di sostegno pubblico nei confronti di azioni territoriali senza valutarne la reale forza di attrazione, senza monitorarne gli effettivi stati di successo o fallimento. E non è raro vedere grandi eventi finanziati con decine di migliaia di euro per pochissime presenze. In alcuni casi è stato utile sperimentare ma ad un certo punto dove non ci sono condizioni si investa meno.

Ora si è insediato il Tavolo Tecnico (introdotto dalla riforma del 2008 e mai convocato come chiesto anche dal consigliere regionale Lacorazza) e finalmente si può operare all’interno di un luogo che deve avere una funzione strategica non più affidata all’intuizione di singoli, di organizzazioni o alla fortuna di eventi particolari come appunto Matera e la sua esplosione. Ora c’è bisogno di salto di qualità altrimenti l’aspettativa nei confronti della Basilicata rischia di essere ben superiore all’esperienza.

E dunque va detto stop al proliferare di pianificazioni pubbliche e iniziative non coordinate nell’ambito del Tavolo. Chi partecipa al tavolo ABBIA L’OBBLIGO di non duplicare azioni, di concordare competenze in base ad una reale distribuzione di compiti e visioni che solo una regione piccola come la Basilicata può avere la facilità di organizzare. Insomma, per una volta si tenda a trasformare un punto di debolezza in un punto di forza. Inoltre il confronto sui tavoli (e al tavolo Tecnico) sia tematico. Non tutti possono parlare di tutto ma il Tavolo istituisca delle sottocommissioni o gruppi di lavoro tematici legati alla produzione di offerta turistica, di promozione, di formazione ecc.

In questo contesto, emergerà con evidenza come non tutto può essere “turistico” e le linee di marketing e di posizionamento strategico saranno facilmente individuate all’interno di una identità regionale che faccia delle proprie UNICITA’ la leva della riconoscibilità turistica in un panorama che (non dimentichiamolo mai!) si chiama “Italia”, ovvero il Paese più bello del mondo! I localismi e le visioni corte spesso non ci fanno rendere conto che ciò che noi crediamo di qualità, a poche decine di chilometri più in là  potrebbero essere superiori!

E poi ci sono temi che riguardano alcune aree che necessitano di una riflessione più approfondita e che con l’occasione di Matera devono essere guardate in prospettiva futura. A cominciare proprio dal capoluogo che vive una sua condizione di ricerca di identità ma che non può non tenere conto dell’offerta circostante di grande qualità. Potenza dunque, diventi “città di sera!” Si rifletta ad esempio sull’organizzazione di un’offerta turistica che sappia cogliere le opportunità del territorio, consapevole dell’attrattività delle Dolomiti Lucane, del Melandro, del Vulture e di Matera, e si punti principalmente ad un turismo “dalle 19 in poì” con offerta ricettiva di qualità, apertura serale dei musei e chiese, eventi, enogastronomia di qualità. Dormire a Potenza si può perché il turista copre facilmente distanze di 20, 30 minuti o di un’ora se la sua motivazione è positiva e se percepisce qualità e novità.

E costruire offerta di qualità non vuol dire affidarsi solo alla logica dei cosiddetti “attrattori”. Sembra quasi che ormai l’unico obiettivo di molti sindaci sia quello di avere l’attrattore a casa! Ormai la stagione degli attrattori è finita, alcuni hanno funzionato altri no. Pensiamo che per costruire offerta sul nostro territorio la prima cosa da fare sia proprio bandire l’uso della parola “attrattori”! Un esempio può essere la Val d’Agri, area in difficoltà dal punto di vista turistico a causa delle note vicende petrolifere che tutti conoscono. Qual è la soluzione in val d’Agri? È utile immaginare un nuovo “attrattore” con impegni di spesa esorbitanti e tempi di realizzazione decennali in un luogo che paesaggisticamente esprime potenzialità ancora in embrione, che è terra di Parco Nazionale, luogo di storia e cultura e di enogastronomia di qualità? Non sarebbe meglio pensale a “piccole attrazioni”? pensiamo ad esempio al lago del Pertusillo: quanto costa in termini di risorse e di tempi acquistare un battello che consenta un giro sul lago e che impegni attività rivierasche a creare servizi collaterali di ospitalità e accoglienza? In questo le istituzioni possono fare la propria parte.

Infine innovazione tecnologica e culturale, promozione ma soprattutto formazione devono rappresentare un modello in costante aggiornamento non affidato a progetti singoli ma ad azioni strutturate come eventi fissi, approfondimenti periodici e consolidati, investimenti programmati. 

vedi il rapporto 2016 di Unioncamere sull’economia in Basilicata (dati turismo da pag 121 a 139) RAPPORTO_ECONOMIA_2015_(def) (1)