Autonomie locali. Declinare concretamente la relazione tra democrazia e sviluppo

 

Le iniziative programmate con Fronte Democratico, in particolare quelle di Pomarico e Sant’Arcangelo, rispondono ad un’esigenza molto concreta di dare coerenza e spazio politico alle opzioni che riteniamo essenziali per il rilancio e per lo sviluppo dei nostri territori. Non semplici appuntamenti estivi, dunque, ma precise istanze programmatorie relative ai piccoli comuni, alle aree interne, alla condizione principale in cui si trova la gran parte del territorio della Basilicata e del Mezzogiorno.

Il nesso su cui riteniamo possa correttamente rappresentarsi il futuro delle nostre realtà locali è insito nella relazione tra democrazia e sviluppo.

I continui cambiamenti di questi anni, quelli attuati, quelli promessi e quelli naufragati, sull’organizzazione dello Stato e sul rapporto tra differenti livelli di programmazione, hanno messo al centro il tema delle risorse (scarse) relegando a contesto di poco rilievo i principi, la partecipazione democratica alle scelte; in tal modo rendendo privo di senso quanto stabilito dallo stesso articolo 5 della Costituzione che della “Repubblica, una e indivisibile, promuove e riconosce le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.

Come è facile osservare, con l’articolo 5 il principio autonomistico da modello organizzativo è elevato a principio fondamentale dell’ordinamento costituzionale, pertanto è lecita la domanda: l’art. 38 della Sblocca Italia e le modifiche del Titolo V della riforma costituzionale avrebbero messo in discussione l’art. 5 della Costituzione? Non tocca a noi dirlo. Certamente sarebbe stata notevolmente compromessa la garanzia di un’ampia libertà conferita alle diverse collettività territoriali nel perseguimento e nella gestione di interessi locali, mediante il riconoscimento di una posizione di autonomia in favore dei rispettivi enti esponenziali.

Questa premessa definisce il senso di una cultura politica e di una visione della società, ponendosi quale punto di equilibrio tra mercato e democrazia: in nome del profitto una multinazionale (ad esempio una compagnia petrolifera) non può calpestare ed occupare quella residua quota di potere di un territorio. Dall’altro verso quella residua quota di potere non deve trasformarsi in un veto e in un impedimento di strategia generale, in assenza della quale non esisterebbe nessuno sviluppo locale.

In questi anni si sono sovrapposte scelte nazionali e regionali, o non scelte. Stringenti parametri finanziari hanno fatto da battistrada ad una politica per le autonomie locali. A questo caos si sono aggiunte schizofreniche scelte di programmazione regionale: le risorse impiegate, soprattutto quelle comunitarie, hanno galleggiato sull’assenza o la fragilità di strumenti di pianificazione e programmazione, sullo smantellamento di un ordine istituzionale ed amministrativo senza costruirne uno nuovo.

Noi pensiamo che “armare” democraticamente un territorio, e come farlo, è questione fondamentale in una regione come la Basilicata, sospesa tra aree prevalentemente interne in assenza di grandi città e negative tendenze demografiche.

La traiettoria e le scelte fatte da noi di Fronte Democratico, spesso in controtendenza, nel corso di questi ultimi anni ci consegnano una coerente traccia di lavoro e la cornice di valori e principi utili ad impostare i prossimi impegni. La propaggine programmatica e valoriale di queste scelte si dispone lungo la discussione, nello sviluppo della democrazia regionale e negli strumenti per dare ad essa forza ed anima, sullo Statuto regionale, approvato dopo molti anni di attesa sotto la presidenza di Piero Lacorazza.

Al comma 3 dell’Art. 2 è scritto: i comuni e gli enti di area vasta della Basilicata partecipano alla tutela del territorio nelle sue componenti ambientale, paesaggistica, architettonica, storica dei beni culturali e dell’identità regionale. Un principio che indica una profonda funzione del territorio, da cui non si può prescindere nel definire un punto di equilibrio tra democrazia e crescita e andando molto oltre la partecipazione e la sussidiarietà degli artt. 3 e 4.

Lo sviluppo locale non è quindi “faccio a casa tua ciò che voglio”; non è di contro “sul mio territorio decido solo io”, argomento reso improbabile, tra l’altro, dai cascami della globalizzazione. Lo sviluppo locale è, piuttosto, il luogo della pianificazione, della equilibrata pianificazione. Ed ancora una volta ci viene in soccorso lo Statuto Regionale, in particolare il “Piano strategico regionale”, previsto dall’ art. 45, che “delinea una visione di sviluppo della Regione di medio – lungo periodo”. Nelle finalità dello stesso si eleva a principio la partecipazione dei comuni degli enti area vasta. Tra la proposta del Piano da parte della Giunta e l’approvazione del Consiglio ci sono alcuni passaggi, previsti dal comma 3 dell’art. 45 dello Statuto Regionale, che prevedono il coinvolgimento del Consiglio delle autonomie locali (artt. 78, 79, 80, 81) e la Conferenza regionale per la programmazione (art. 82); luoghi e strumenti di “raccordo istituzionale” resi ancora più forti dal comma 3 dall’art. 58 per l’adozione di provvedimenti attuativi del Piano strategico regionale.

È, infine, importante sottolineare il valore che assumerebbe la proposta di incompatibilità temporanea tra assessore e consigliere poiché, mitigando il “presidenzialismo” e allargando la rappresentanza, conferirebbe maggiore peso e valore democratico al Piano. Scelta che rischia di apparire impopolare in tempi di populistici richiami al contenimento della spesa ma che di fatto non comporterebbe alcun aggravio poiché già prevista la possibilità di comporre la giunta con soli assessori esterni. Ma, insistiamo, il tema vero è la qualità della spesa, ed il suo equilibrio tra prospettiva di pochi e prospettiva di tutti, tra democrazia e mercato, tra potere tutto in capo a decisori sconosciuti e quote di potere democratico in capo a comunità e territori.

Questo dovrà essere il senso di marcia di una regione difficile, questo dovrà essere lo sviluppo di argomentazioni e strumenti attuativi di democrazia e sviluppo della Basilicata.