Riscatto per la Basilicata. Documento politico-programmatico di Fronte Democratico Basilicata

Congresso regionale PD Basilicata. Linee politico-programmatiche a sostegno della candidatura di Vittoria Purtusiello.

Riscatto per la Basilicata

Noi siamo il Partito Democratico e vogliamo, col concorso di tante volontà, riprendere il senso di quel progetto e di quella storia. Il senso è quello di un partito all’ascolto, di un partito dal volto umano, fatto di relazioni positive. Il contrario di quello che appare molto spesso e dunque un partito ancora in grado di mettere davanti a tutto passione e voglia di riscatto, di mettere in scena uomini e donne con la voglia di ricostruire una regione, di ricostruire il senso di una comunità che negli ultimi mesi ha subito lacerazioni e strappi, i prodotti di una stagione di sordità del potere. Spesse volte di arroganza.

Noi vogliamo un potere trasparente, amico dei lucani affinché i lucani siano i potenti, in grado di decidere per sé e per i propri figli un futuro di opportunità, di mobilità sociale, di parità di trattamento, di trasparenza, di tutela dei luoghi e dell’ambiente, di rispetto delle regole (delle regole dei più deboli, non dei più forti); un partito che sappia invertire il senso di marcia per rimettere al centro democrazia, istituzioni autorevoli e giuste, partecipazione.

Questo appuntamento congressuale è il momento del riscatto, il riscatto per una regione ed il riscatto per una comunità politica. In Basilicata non vi può essere nessuna riforma della politica se non è essa stessa ad imporsi un’autoriforma. È troppo stretto il campo di gioco per rinunciare a generosità e spirito di servizio, è troppo piccolo lo spazio per chi ha voglia di fare bene, così diventa indispensabile partire dalla politica per provare a cambiare un senso di marcia.

Sono stati anni in cui ci è parso di soccombere al destino di una terra buona solo da sfruttare e desertificare. Sono stati anni in cui alla potenza delle sfide e delle minacce si è troppo spesso risposto con slogan e opportunismi di facciata. Noi crediamo che questa sia l’occasione per riscattarsi, per tornare a dialogare con tutti, dentro e fuori il PD, per immaginare una stagione programmatica, di idee, di contenuti, di obiettivi comprensibili a tutti. La vera rivoluzione è questa: tornare a coinvolgere tutti, aprendo le maglie del potere autoreferenziale, mettendo al centro cittadini e comunità, mettendo a disposizione le istituzioni attraverso un preciso disegno di riforma che le renda permeabili e comprensibili, per ricostruire tutti insieme fiducia nel futuro, fiducia nella politica, distribuzione efficace di risorse e di opportunità.

Il riscatto è quello di una terra che da vergogna d’Italia ha saputo stringersi intorno alle sue specificità, per fare di Matera il momento più alto di solidarietà e di entusiasmo per ciò che siamo: un popolo civile e accogliente; il riscatto è quello di identità che si fanno cittadinanza trasversale e solidale; il riscatto è quello di chi comprende che ad una stagione di esclusioni ed autosufficienza, di prove di forza e di uomini soli, si sostituisca un noi pieno di volontà, di politica, di confronto.

Il riscatto è quello dei territori che si fanno resilienti, in una terra che malgrado le sirene dell’autoesaltazione è ricolma di problemi; diventa sempre più povera di giovani, di capitale sociale, di uomini e donne al lavoro, di impegno e di merito. La Basilicata che abbiamo davanti è una terra che rischia di ritrovarsi più povera di parecchie decine di migliaia di abitanti nei prossimi anni. E per riscattare un territorio difficile, del Mezzogiorno interno, c’è bisogno di grandi motivazioni, di programmazione e ripiegamento sulle soluzioni: a partire dalle aree interne e dai diritti di cittadinanza; a partire da una partecipazione alle scelte relative a welfare, sanità, scuole, mobilità e trasporti, energia e ambiente, integrazione e diritti.

Per riscattare una terra come la Basilicata bisogna cogliere il senso in cui sono avvitate le nostre società. Sempre più sensibili alle sirene della frammentazione, in cui lo smarrimento ed il progressivo indebolimento dei ceti medi, la progressiva marginalizzazione dei ceti più esposti e poveri, rischiano di ricacciarci in una fase di rivendicazioni e di conflitto tra deboli. Per questo molto spesso i termini si confondono. In una società moderna democrazia e partecipazione sono due concetti che si compenetrano. In una società in difficoltà come la nostra, la democrazia viene percepita come lo strumento in mano ai pochi che comandano, arnese di esclusione e privilegio. E la partecipazione diventa lo strumento per contrapporsi ai pochi e abbattere la democrazia. Paradossalmente democrazia e partecipazione non partecipano dello stesso senso storico ma ne sono entrambe antagoniste.

Noi vogliamo rimettere ordine alle cose, ridare un senso alle parole. Riscattare il futuro della nostra regione e la storia di chi ci ha preceduto. Vogliamo che il PD torni ad essere un partito serio, normale, empatico, attraente, concreto, aperto, riformista, dalla parte degli ultimi col concorso anche dei primi. Affinché ogni possibilità sia opportunità e non privilegio. Affinché il volto della politica sia il volto umano e cordiale, lo stesso che ha permesso a generazioni precedenti alla nostra di stringersi intorno ad un progetto di Centro-Sinistra per reinventare un profilo di Regione del Mezzogiorno e dell’Europa allo stesso tempo.

Per questo il Congresso del Partito Democratico deve essere l’occasione per tutti i lucani, per riscattare la politica dalle sue angustie, e per riscattare la Basilicata dagli errori compiuti.

E per questo vogliamo mettere a disposizione di questo Congresso e di tutti le linee ed i contenuti del riscatto, il contributo di militanti, simpatizzanti e di territori; il prodotto di discussioni e di un lungo viaggio nei comuni della Basilicata che ci ha portato ad incontrare i nostri amministratori, a conoscere a fondo i problemi, ad immaginare possibili azioni, progetti, programmi.

Per far questo è necessario ricostruire un partito forte, è giusto iniziare dal PD. Proseguendo sul cammino di istituzioni autorevoli e credibili. Poi ancora rimettendo al centro le forze vive e dinamiche, le parti sociali, i corpi intermedi, il volontariato, le associazioni ed impegnando tutti ad un vincolo di coesione e solidarietà fra lavoratori, e fra essi e le imprese, tra generazioni, fra territori, fra cittadini. Ancora rivedendo molte scelte sull’ambiente e sull’energia, sulle nostre risorse, poggiando sulla saggezza e sulla generosità di una comunità regionale che contribuisce ed ha contribuito allo sviluppo complessivo del Paese. Infine ripartendo dal sapere, poggiando sulla conoscenza come strumento di rilancio, arma pacifica del nostro riscatto.

I nostri cinque punti, aperta ai contributi ed all’arricchimento di una discussione congressuale calata sulla partecipazione e sui territori, sono i seguenti.

 

Rifondare il Partito Democratico di Basilicata, ricostruire il centrosinistra

Il nostro partito è il partito dello Statuto del 4 ottobre 2008. Di orientamento riformista in grado di promuovere la partecipazione ed il protagonismo della più larga parte dei cittadini lucani. Un partito organizzato attraverso le unioni locali, con l’istituzione di forum tematici e la conferenza programmatica annuale per promuovere un confronto costante tra il partito e gli amministratori. Il Pd della consulta degli amministratori, della conferenza dei circoli, della conferenza regionale delle donne democratiche, e che riconosce l’importanza, la ricchezza e l’originalità del movimento giovanile. Un partito che punta ad ispirare e rafforzare la coscienza unitaria dei cittadini lucani, ad esaltare il ruolo delle autonomie sociali e territoriali, e che si propone come forza di governo per le istituzioni regionali e locali.

 

Una nuova democrazia regionale

A 15 anni dalla modifica del Titolo V della Costituzione, con l’approvazione del nuovo Statuto si riscrivono le regole per costruire una nuova democrazia regionale. È necessaria adesso la sua piena attuazione. Rafforzando in particolare il valore della pianificazione e della programmazione, fondamentali per la crescita e lo sviluppo della Regione. Dando centralità al ruolo delle Autonomie locali con il Fondo Unico delle Autonomie Locali e il riordino delle funzioni provinciali e regionali di area vasta, e favorendo il protagonismo del territorio come elemento strategico di tenuta dell’unità regionale. Costruendo strumenti di partecipazione democratica e una macchina amministrativa più efficiente, trasparente e meno costosa.

Una nuova democrazia regionale non può prescindere da una nuova legge elettorale che dia centralità alle scelte dei cittadini attraverso l’abolizione del listino, l’introduzione della doppia preferenza di genere e la sospensione temporanea assessore-consigliere per mitigare il presidenzialismo e allargare la rappresentanza del territorio.

 

Un nuovo patto sociale

Il Pd e il centrosinistra devono essere protagonisti di un nuovo patto sociale dando centralità al lavoro. È essenziale la ricostruzione delle relazioni con le parti sociali ed è per questo che, a fine agosto, abbiamo voluto incontrare i sindacati per un confronto aperto sulla Basilicata. Dopo molti anni dall’inizio della crisi si registra una leggera ripresa ma le opportunità, come per esempio quelle che provengono dal piano Industria 4.0, possono trasformarsi in una occasione perduta se non si è preparati a coglierle fino in fondo. Abbiamo provato, in questi mesi ad avanzare già delle proposte, sulla sanità, su Industria 4.0, sul turismo, sulla scuola e l’università e in particolare sul contrasto alla povertà, sulla mobilità. Abbiamo avanzato una forte richiesta di attenzione per i lavoratori over 50 e per i giovani (over 30 e over 40) che non possono usufruire di sgravi o incentivi per rientrare nel mondo del lavoro.

Abbiamo anche proposto una nuova “219 green” per far ripartire l’edilizia, settore maggiormente colpito in termini di perdita di PIL e di occupazione.

 

Cittadinanza ambientale

Non possiamo chiedere, ancora oggi, ai lucani di scegliere tra lavoro e salute, tra sviluppo e ambiente. La vicenda dell’art. 38 dello Sblocca Italia ha aperto una frattura profonda nella comunità lucana e ad oggi è ancora alto il rischio di non avere sufficiente autorevolezza per difendere il territorio. La nostra priorità non può che essere la ricostruzione del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, tra società e politica, tra elettori e Partito Democratico. Contestualmente occorre immaginare modelli di sviluppo che consentano la crescita dei territori, mettendo al centro la sostenibilità e l’innovazione tecnologica, coinvolgendo i cittadini le amministrazioni e il mondo della ricerca e delle imprese.

 

Incontro tra futuro e conoscenza

L’istruzione e la formazione universitaria devono, ancora oggi, rappresentare il più importante motore di mobilità sociale. Negli ultimi anni il Partito Democratico ha faticato ad incontrare il mondo dei “saperi”, anzi, spesso lo ha allontanato, attuando una riforma della scuola avversata da migliaia di insegnanti che ha aggiunto ulteriori distorsioni alle già tante criticità esistenti. Anche sull’Università c’è bisogno di tracciare un segno netto di discontinuità rispetto ai Governi precedenti, che hanno contribuito a determinare una sensibile contrazione della dimensione del sistema universitario e hanno creato effetti fortemente asimmetrici da un punto di vista territoriale. La debolezza del sistema universitario al Sud e le sue potenzialità ancora inespresse, ci conducono inevitabilmente ad una riflessione seria ed approfondita su una nuova questione meridionale legata al futuro.

Dunque insistere e rilanciare il diritto allo studio, perché non c’è modernità senza di esso. Se in una famiglia non c’è reddito, o viene a mancare il reddito o si riduce, non è giusto che un figlio venga ritirato dall’università. Per questo proponiamo strumenti di sostegno come il credito etico, da un lato, e gli Erasmus della Cittadinanza dall’altro. La crescita di ognuno deve legarsi a percorsi di solidarietà e di mobilità internazionale, l’impegno nella comunità in percorsi di servizio civile devono potersi trasformare in momenti di scambio culturale e periodi studio all’estero.